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	<title>amore - Graziella Bragaglio</title>
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	<description>Imprenditrice ed Evangelist</description>
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		<title>L&#8217;impresa come atto d&#8217;amore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Graziella Bragaglio]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Nov 2025 09:30:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Business]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un’intervista che ripercorre la mia idea di impresa: un cammino fatto di persone, visione e cura, tra sanità, sport e valori che guidano ogni giorno.</p>
<p>The post <a href="https://www.graziellabragaglio.it/2025/11/24/impresa-come-atto-damore-intervista-andrea-bettini/">L’impresa come atto d’amore</a> first appeared on <a href="https://www.graziellabragaglio.it">Graziella Bragaglio</a>.</p>]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h2 class="wp-block-heading">La mia intervista ad Andrea Bettini</h2>



<p><strong>Ci sono parole che sanno restituire l’essenza di un percorso e questo articolo lo fa con una delicatezza che mi ha davvero colpita.<br><br>Rileggere la mia storia attraverso quello sguardo – dalle radici di famiglia all’imprenditoria sanitaria, fino alla pallacanestro – è stato un viaggio tra ricordi, sfide e valori che continuano a guidarmi ogni giorno.<br><br>Perché fare impresa, nello sport come nella sanità, significa prima di tutto costruire relazioni, credere nelle persone e dare forma a qualcosa che resti.<br><br>Ringrazio Andrea Bettini per la sensibilità e l’attenzione con cui ha saputo raccontare tutto questo. <br><br>Per chi non avesse ancora letto l&#8217;intervista vi riporto qui sotto l’articolo completo:</strong></p>



<p>&#8220;Quando l’anno scorso stavo per uscire per FrancoAngeli con il libro <a href="https://www.francoangeli.it/Libro/Impresa!-10-parole-chiave-per-l%27imprenditoria-e-lo-sport?Id=29333" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Impresa!</a>, scritto a quattro mani con Andrea Vidotti per raccontare il legame profondo tra sport e imprenditoria, non abbiamo avuto dubbi su chi invitare a scrivere la prefazione. Volevamo qualcuno che quel parallelismo non solo lo conoscesse, ma lo vivesse ogni giorno sulla propria pelle. Così abbiamo pensato a <a href="https://www.linkedin.com/in/bragaglio-graziella-58413951/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Graziella Bragaglio</a>, una donna capace di tenere insieme due mondi apparentemente lontani — l’impresa e lo sport — con la stessa passione, la stessa visione, la stessa determinazione.</p>



<p>Nelle prime righe della sua prefazione scriveva che <em>“Impresa è una parola che trasmette audacia, determinazione, competenza, sacrificio e, soprattutto, coraggio”</em>. Parole che la rappresentano perfettamente. Perché la sua storia è, prima di tutto, una continua sfida a superare i propri limiti e a costruire valore attraverso le persone.</p>



<p>Originaria di Nave, in provincia di Brescia, Graziella cresce in una famiglia dove il lavoro è sinonimo di dedizione e artigianalità. Suo padre, falegname, le trasmette l’amore per il costruire con le mani e con la testa, per quel dettaglio che fa la differenza tra un mestiere e un’arte. <em>«Sono la figlia di Geppetto»</em>, ama dire. Un fornitore del padre, che la ricordava ragazza tra la segatura a riempire sacchi, le ha scritto anni dopo: <em>“già allora avevo capito che saresti diventata grande”</em>. Proprio dal padre eredita la precisione e la concretezza, ma anche il gusto per le cose ben fatte, il desiderio di creare qualcosa che resti.</p>



<p>Eppure, la sua strada non è quella che il genitore avrebbe immaginato per lei. Mentre lui sognava una figlia impegnata a portare avanti l’attività di famiglia, Graziella sceglie un’altra via, seguendo l’istinto e la curiosità. Si laurea in Tecniche di Radiologia Medica all’Università degli Studi di Brescia e inizia a lavorare negli ospedali, prima come tecnico, poi come coordinatrice e docente. Quel mondo la affascina: osservare da vicino il corpo umano, leggerne i segni invisibili, interpretarne i messaggi è, per lei, un modo di toccare la vita nella sua verità più profonda.</p>



<p>Nel 2001 diventa Amministratore Delegato di X-Ray Service e qualche anno più tardi, insieme al marito&nbsp;<strong>Matteo Bonetti</strong>, medico neuroradiologo, fonda il&nbsp;<a href="https://poliambulatorioberdan.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Poliambulatorio Oberdan</a>, oggi un centro di eccellenza nel panorama sanitario italiano ed europeo, punto di riferimento per l’ozonoterapia sotto guida TAC. Decine di professionisti, diverse specializzazioni, ma soprattutto un’idea precisa di sanità: quella in cui la persona viene prima del paziente e il valore umano, precede ogni procedura. <em>«Mi piace che chi entra da noi non si senta un numero, ma parte di un percorso»</em>, racconta.</p>



<p>Gestire una struttura sanitaria, soprattutto dopo la pandemia, significa misurarsi con nuove sensibilità e nuove paure. Eppure, per Graziella, è proprio in questo bilanciamento tra rigore ed empatia che si misura la vera imprenditorialità. Ha un modo tutto suo per reggere la complessità: <em>«la mia vita è fatta di cassetti e cassettini»</em>. Isola ciò che disturba, ci torna quando è il momento giusto e intanto, guida con mente fredda e cuore caldo.</p>



<p>Nel raccontare la sua esperienza, usa spesso una metafora: quella della cucina. <em>«Fare impresa è come cucinare</em> — dice — <em>Ogni ingrediente è essenziale per creare un sapore unico e armonioso»</em>. Passione e follia ragionata sono il sale. La creatività è la chiave per trovare soluzioni. L’attenzione ai dettagli è il cuore. E lo spirito di squadra è l’ingrediente che tiene tutto insieme.</p>



<p>Accanto alla cura quotidiana, c’è una sfida che bussa:&nbsp;replicare il modello&nbsp;in altre città senza snaturarlo, facendo leva sulle&nbsp;sinergie&nbsp;e sulla&nbsp;formazione&nbsp;dei medici nei percorsi di ozono-terapia e interventistica sotto guida TAC. Perché un’impresa che funziona — nel senso più umano del termine — ha bisogno di connessioni, di nuove energie, di altri sguardi.</p>



<p>Accanto a tutto questo, c’è l’altra parte della sua vita, quella che a un certo punto è entrata in scena quasi per caso — e che oggi ne è diventata la metafora più potente: il basket.</p>



<p>Quando sposa Matteo, scopre che oltre a un marito ha “sposato” anche una palla a spicchi. Lui, cremonese, ex giocatore e allenatore, non riesce a stare lontano dal campo. E così, passo dopo passo, quella che sembrava una passione privata si trasforma in una nuova impresa collettiva. Nel 2009 nasce la&nbsp;<a href="https://pallacanestrobrescia.it" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Basket Brescia Leonessa</a> e con essa, una sfida che cambierà la storia sportiva della città.</p>



<p>Guidata da Graziella come presidente, la squadra parte dalla Serie B, risale la china anno dopo anno, fino alla promozione in Serie A nel 2016 e alla conquista dell’Europa. Un percorso costruito con ostinazione, sacrificio e visione. In un ambiente prevalentemente maschile, lei si fa spazio con naturale autorevolezza, portando dentro la logica dello sport la stessa cultura del lavoro che l’ha formata nella sanità: quella fatta di disciplina, ascolto e umanità.</p>



<p><em>«Ho imparato a fare passi indietro, non solo avanti»</em>, dice. <em>«Perché una squadra si guida anche lasciando agli altri il tempo di crescere»</em>. E in quella frase c’è tutta la sua filosofia di leadership: il coraggio di lasciare andare, la consapevolezza che costruire non significa possedere, ma permettere a ciò che hai creato di proseguire la sua strada.</p>



<p>Nel 2020, infatti, decide di aprire un nuovo capitolo e di affidare la quota principale della società all’imprenditore bresciano <strong>Mauro Ferrari</strong>, garantendo così alla squadra la possibilità di crescere ulteriormente. È un atto di lucidità e amore insieme: per la città, per la tifoseria, per un progetto che non poteva restare confinato in un nome o in una famiglia.</p>



<p>Oggi continua a rappresentare con orgoglio la&nbsp;Pallacanestro Brescia, simbolo di una comunità che ha imparato a riconoscersi in un sogno condiviso. Ogni vittoria, ogni abbraccio in campo, ogni applauso sugli spalti è il segno tangibile di ciò che lei chiama “impresa emotiva”: quella che nasce dal cuore e arriva alle persone.</p>



<p>Crede nella responsabilità delle scelte, anche quando fanno male: <em>«la vita ci pone davanti a bivi che non delego ad altri»</em>. È da lì che passa la differenza tra guidare e subire.</p>



<p>Anche come madre ha imparato a fare un passo indietro quando serve: <em>«ogni figlio mi ha insegnato qualcosa di diverso. Pensavo di riconoscermi in uno, poi ho capito che assomiglia al padre. Ho cambiato io e lui è cambiato con me»</em>. È la stessa regola che applica in azienda e in campo: ascoltare, capire, lasciare spazio.</p>



<p>In fondo, tutta la vita di Graziella Bragaglio si muove dentro questo equilibrio: tra forza e delicatezza, tra decisione e accoglienza, tra costruire e lasciare andare. Che si tratti di una clinica o di una squadra, di un paziente o di un atleta, per lei l’impresa resta una sola: creare valore umano.</p>



<p>Tutto ciò con il sorriso, anche quando il cammino diventa difficile. Perché, come scrive nella sua prefazione,&nbsp;<em>«è importante voler bene a ciò che si fa, poiché il mondo imprenditoriale è privo di emozioni solo per chi non lo vive con passione»</em>.</p>



<p>Ed è forse proprio in questa frase che si racchiude la sua vittoria più grande: quella di aver trasformato ogni scelta in un atto d’amore.&#8221;</p>



<p></p><p>The post <a href="https://www.graziellabragaglio.it/2025/11/24/impresa-come-atto-damore-intervista-andrea-bettini/">L’impresa come atto d’amore</a> first appeared on <a href="https://www.graziellabragaglio.it">Graziella Bragaglio</a>.</p>]]></content:encoded>
					
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