Condivisione. L’importanza di unire esperienze ed emozioni, davvero

Condivisione. L’importanza di unire esperienze ed emozioni, davvero

In questo articolo provo a riflettere sull’importanza della condivisione con gli altri nel senso più autentico del termine: andare oltre la semplice azione da social di inoltrare un commento o, appunto, condividere nel feed, ma mettere a nudo le proprie esperienze con onestà e profondità.

Penso da giorni quanto l’azione del condividere sia sbandierata ma molto poco praticata nella vita quotidiana con il vero scopo di permettere agli altri di entrare in connessione con ciò che proviamo e progettiamo; eppure, condividere è forse uno degli strumenti fondamentali per creare una comunità coesa, unita e che riesce ad immedesimarsi nei panni del prossimo.

Nelle conclusioni provo a riflettere sull’overdose di condivisione che sembra esserci grazie ai social, dove però molte volte ci si ferma alla superficie di ciò che scegliamo di mostrare agli altri (e infatti si parla spesso di mostrare e non di condividere, sottolineando in questo modo il rimanere sulla soglia di ciò che invece potrebbe essere molto più approfondito).

Concludere riflettendo su quanto spesso si parla di condivisione ma non si pratica nella realtà sulle cose serie: condividiamo sui social le nostre vite, ma sono solo la superficie bella e pulita di quello che viviamo ogni giorno. Le nostre esperienze sono molto di più di uno scatto sul nostro feed.

Condivisione: all’inizio fu la comunità

Diversi studi hanno dimostrato che in quasi la metà delle nostre conversazioni scambiamo informazioni che ci riguardano o esperienze che abbiamo vissuto; è evidente anche nei social, dove è impossibile non notare che la gran parte dei contenuti che pubblichiamo riguardi le nostre esperienze personali, lontane nel passato o appena vissute.

Perché lo facciamo?

Per cercare di dare una spiegazione possiamo rivolgerci a diverse discipline, come la psicologia e gli studi di neuroimaging: quando condividiamo qualcosa le aree del cervello coinvolte sono le stesse che entrano in gioco quando ci sentiamo gratificati.

Condividiamo solo perché ci sentiamo gratificati nel farlo?

È indubbio che parlare di noi stessi agli altri e viceversa ci faccia piacere e crei uno scambio positivo. Come lo è constatare che oggi la condivisione è diventata una parola d’ordine.

Ma possiamo davvero ridurre una cosa importante come la condivisione a un semplice post sui social media o a una foto carina su Instagram?

La condivisione è un atto profondo che ci connette gli uni agli altri, ci unisce; di fatto, ci aiuta a costruire una comunità coesa.

Dal personale al collettivo: esperienze ed emozioni per tutti

Il primo passo per condividere davvero è iniziare dalle esperienze personali. Un piccolo aneddoto, una storia del nostro passato o anche il raccontare un nostro stato d’animo non è solo un modo per farci conoscere come persone, ma è anche un gesto che invita gli altri a riflettere sulle proprie esperienze.

Quando si condivide un pezzetto di noi si compie un grande gesto di umanità, perché creiamo uno spiraglio, una fessura attraverso la quale è possibile far passare l’energia degli altri.

È un’azione che va fatta con grande cura e prudenza, è vero, ma che è necessaria per instaurare rapporti veri con gli altri.

Quando qualcuno ascolta la nostra storia è probabile che si senta compreso, accettato, meno solo nelle proprie difficoltà; condividere le sfide che si sono affrontate, i successi e anche i fallimenti con empatia e coinvolgimento è ciò che crea un legame solido tra le persone.

E questo è un grande passo verso la crescita, individuale e collettiva, perché le esperienze condivise sono anche una fonte di apprendimento, di insegnamenti e intuizioni. Sono le pagine di un libro in carne ed ossa: noi.

Insieme alle nostre esperienze è inevitabile condividere anche le nostre emozioni, che giocano un ruolo essenziale nella condivisione. Esprimere ciò che si prova, che sia un’emozione positiva o meno, che sia un’esperienza fallimentare o meno, crea un ambiente sicuro in cui gli altri si sentono accolti: “Se anche lei ha provato/sentito questo, se anche lei ha vissuto quella esperienza, allora non sono sola”.

Creare una comunità coesa

Quando si crea una rete, si crea una relazione. E quando c’è una relazione si può costruire una comunità in cui emozioni, progetti, obiettivi sono messi in comune. Quando le persone si aprono si crea un ambiente in cui tutti possono sentirsi valorizzati e compresi.

Ed è in questo ambiente accogliente e aperto agli stimoli che nascono i progetti più belli, perché ciascun partecipante si sente libero di esprimersi, di portare il proprio contributo, di criticare anche quando lo ritiene necessario senza essere attaccato.

Una comunità matura, fondata sulla condivisione autentica, è quella che accoglie anche il dissenso perché sa trarne un insegnamento per il futuro.

Secondo me, è questo che differenzia una vera comunità da una semplice “bolla” in cui tutti la pensano allo stesso modo e non c’è spazio per il dubbio: la capacità di accettare una condivisione autentica, fatta anche di dissonanze e non solo di suoni simili, senza paura di venirne ferita.

Le parole chiave della condivisione

Dopo questa riflessione ho provato ad elencare quali, per me, sono le parole chiave per condividere davvero:

  • Vulnerabilità

È una delle parole chiave della condivisione: mostrare le proprie emozioni può sembrare spaventoso, ma è sostanziale per costruire relazioni autentiche.

  • Supporto reciproco

Quando condividiamo le nostre emozioni offriamo agli altri uno spazio per fare altrettanto. È questo scambio a creare una rete di sostegno incredibilmente potente.

  • Unione

Le storie condivise possono unire le persone, indipendentemente dalle loro differenze. In un mondo che spesso sembra diviso, la condivisione è un ponte verso l’unità.

  • Immedesimazione

Condividere significa mettersi anche nei panni degli altri. In questo modo si sviluppano una comprensione e una tolleranza maggiore verso le diverse esperienze di vita.

  • Profondità

Spesso si parla di condivisione senza realmente metterla in atto nelle situazioni serie. I social media hanno messo in evidenza questo aspetto, spingendoci a condividere la superficie delle nostre vite. Dobbiamo ricordarci che i momenti “perfetti” che condividiamo online non raccontano mai l’intera storia. Sono solo un assaggio della realtà, ma ciò che viviamo tutti i giorni è molto più ricco di sfumature.

  • Autenticità

La vera condivisione richiede autenticità perché è tutto ciò che sta nel mezzo, tra la gioia e la difficoltà, che ci rende umani.

La condivisione è molto più di un semplice gesto. È un atto di coraggio e di connessione.

Solo così si può davvero costruire una comunità unita, in grado di supportarsi e di crescere insieme.

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