(F)Empowerment: le donne sono in campo, facciamole giocare

(F)Empowerment: le donne sono in campo, facciamole giocare

Le donne appartengono a tutti i luoghi in cui vengono prese le decisioni.

[…] Non dovrebbero essere considerate l’eccezione.

Ruth Bader Ginsburg

A costo di suonare noiosa voglio ripeterlo di nuovo: puntare su tutte le generazioni di #imprenditrici in Italia è una delle poche strade che permetterà a questo paese di camminare con passo ancora più spedito verso il futuro.

Non è un caso che sempre più eventi abbiano al centro una riflessione più attenta e delle proposte per rafforzare ancora di più il ruolo delle donne nell’imprenditoria, nelle professioni, in una parola: nel lavoro.

E la concomitanza tra la recente celebrazione di questo aspetto cruciale della nostra vita fa il paio con l’evento WOMx – Donne che ispirano al quale ho avuto il grande onore di partecipare mercoledì 3 maggio presso il centro pastorale Paolo VI di Brescia, nell’ambito del programma di eventi di Bergamo-Brescia Capitale Italiana della Cultura 2023.

Insieme a incredibili protagoniste della scena imprenditoriale, della cultura e dello sport abbiamo animato un evento importante per fare il punto sul percorso dell’#empowerment femminile e dialogare sulle esperienze, i percorsi di successo, ma anche i fallimenti e gli ostacoli che le donne hanno affrontato e affrontano ogni giorno nel mondo del lavoro.

La lunga e consapevole strada dell’empowerment

Come spesso accade per molte parole entrate di recente nell’uso comune, soprattutto quando vengono assorbite da un contesto sociale diverso o da una lingua altra, empowerment viene usato senza avere precisa contezza del suo significato.

A voler essere precisi infatti, secondo l’European Institute for Gender Equality il women empowerment è il processo con il quale le donne acquisiscono consapevolezza di sé e del controllo sulle proprie decisioni e scelte. Il termine, usato quasi sempre in lingua originale, fu usato per la prima volta nella terza Conferenza Mondiale sulle Donne dell’ONU nel 1985 a Nairobi… capite come la riflessione su questi temi sia di fatto molto giovane, nonostante il lungo percorso compiuto.

Partendo dalle donne come soggetto, si capisce che questo percorso può assumere forme molto diverse a seconda della storia personale, del contesto socio culturale e politico in cui si opera; ma il punto focale, il cuore di questo processo è proprio la consapevolezza della forza che si ha e delle competenze che si possono spendere.

Da qui il passo per la rivendicazione di un ruolo che le donne si sono conquistate e si stanno conquistando (seppur ancora con grandi sacrifici e ostacoli) sul terreno di gioco e che merita di essere riconosciuto anche a livello formale nelle istituzioni che queste dinamiche le governano. Il processo di empowerment non punta solo alla rappresentazione delle donne, come una targhetta apposta per certificare che “ci siamo anche noi”, ma deve muovere delle proposte concrete e diffondere quei modelli di sviluppo femminile che ci sono già e che ci potrebbero essere ancora di più grazie a una valorizzazione di un lavoro spesso troppo sottovalutato.

Potenziare le donne: la situazione sul campo dello sport

Nel mio intervento non potevo non parlare della mia esperienza personale in un ambito, quello sportivo, ancora quasi di completo appannaggio degli uomini.

La passione che nutro per questo settore, per l’energia che è in grado di liberare nelle persone e nella comunità, è stato il motore principale dell’inizio della mia avventura nella pallacanestro ma ciò che mi motiva ogni giorno a proseguire in questo viaggio sono le conseguenze positive che vedo crescere nelle persone che ne sono coinvolte, nell’aggregazione e nella collaborazione interna a una comunità.

Ma non è tutto splendente come una medaglia lustra, nel mondo dello sport. Soprattutto quando si parla di presenza femminile.

Da imprenditrice, tengo sempre sotto controllo i numeri e ne ho forniti alcuni sulla presenza delle donne ai vertici delle federazioni sportive italiane.

E la situazione non è per nulla migliore scendendo al livello della presidenza di squadre di serie A, B C e di tutto l’alfabeto, dove le presidenti donne sono rarissime. Ci sono, ma non abbastanza.

Capite quindi da quale terra desolata le donne devono muoversi per costruire il loro percorso di affermazione, di valorizzazione delle loro competenze: non sto dicendo che non si possa fare, solo che si parte con dei punti di svantaggio molto pesanti. E se il percorso è già difficile di suo, immaginiamo come diventi accidentato quando intorno a te c’è poco o nulla.

La caparbietà e l’energia non ci mancano, come anche il sostegno di persone a noi vicine: io ringrazio sempre mio marito, grande appassionato di sport e colonna imprescindibile della mia avventura nella pallacanestro. E nemmeno la consapevolezza di avere le competenze giuste per riuscire.

Ciò che spesso manca sono azioni concrete che favoriscono l’emergere di queste caratteristiche: ed è bene che in spazi come questa tavola rotonda alla quale ho partecipato si discuta delle esperienze diverse e delle criticità emerse nei percorsi, perché significa che c’è coscienza che molto ancora si può fare, e si deve fare.

Chiamata alle armi

Bisogna quindi fare un passo in più, fare in modo che i discorsi fatti in questi contesti non restino chiacchere in un circolo chiuso, ma si aprano alla vita concreta delle donne che tutti i giorni portano avanti il proprio progetto professionale.

Resta facile riempirsi la bocca di parole che suonano bene, molto meno facile è tradurre queste parole in azioni concrete: senza un percorso vero, nessuna donna riuscirà a risalire la china e occupare il posto che potrebbe ricoprire.

Si deve lavorare per creare legami tra le donne, per condividere e formare chi desidera affacciarsi al mondo imprenditoriale e professionale; e ciò deve partire dal basso ma anche dalle donne che ora ricoprono posti di rilievo: senza scardinare le regole dall’alto e dal basso infatti non sarà possibile aprire la faglia per l’ingresso dell’energia femminile.

Ispiriamoci quindi a noi stesse, alle nostre qualità, e prendiamo ispirazione dalle donne che questi percorsi li hanno intrapresi e hanno avuto successo, senza restare intrappolate nel mito della supereroina: non abbiamo bisogno di super poteri, ma di possibilità per mettere a frutto il nostro talento.

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