Alla Scuola Don Bosco: il sogno, oltre la motivazione
Lo scorso 23 Febbraio ho avuto l’onore di essere ascoltata da alcuni ragazzi di 5° ITT dell’Istituto Don Bosco, ospite dell’Istituto salesiano di Brescia che vanta quasi un secolo di storia e di azione nel nostro territorio.
L’incontro si è rilevato ricco di domande interessanti poste dagli alunni, che hanno spaziato dalla vita personale a quella professionale: ho avuto la possibilità di vedere come la maggior parte di loro sono mossi dalla curiosità, ma anche da un sano desiderio di confronto e di approfondimento, alla ricerca di una strada per realizzarsi.
Le domande hanno riguardato gli argomenti più vari: dall’origine della motivazione, alla gestione dello stress, dal successo al fallimento e al suo significato, dalla capacità di conciliare lavoro e vita privata fino all’influenza che l’essere donna ha avuto nella carriera.
E non poteva che essere così, dal momento che l’incontro è parte di un progetto di orientamento dei ragazzi, sviluppato anche con l’aiuto di alcuni psicologi, riguardo la consapevolezza delle capacità e delle competenze utili per un futuro di successo.
Non sapremo mai cosa questo incontro ha prodotto nei singoli studenti, ma certamente il dover rispondere alle tante richieste è stata per me occasione preziosa per guardare il passato e raccontare quanto siano stati importanti per il mio presente gli obiettivi professionali di cui mi sono nutrita, e i sogni che – magari inconsapevolmente – ho sempre nutrito nella mia vita e che mi hanno consentito di vivere una vita densa e piena, anche di problemi, e proprio per questo interessante ed appagante.
Ciò che invece so per certo è che essere bersagliata di domande e dover dare chiarimenti e risposte anche personali a volte è un esercizio che aiuta moltissimo la riflessione: spero in particolare, al di la delle singole risposte, che sia passato uno dei concetti sui quali sto riflettendo in questo periodo, ossia la gestione delle difficoltà.
Ciascuno di noi ha i suoi problemi, lavorativi, personali, di relazione, di comunicazione, economici, e ciascuno di noi, sempre, lotta per risolverli, nella vana speranza di arrivare ad una condizione in cui non ne avremo più.
Credo semplicemente che questo sia impossibile, e ormai sono certa del fatto che i problemi sono il tessuto della nostra stessa esistenza, sono il modo con cui veniamo messi alla prova, continuamente; da un certo punto di vista credo che la misura del Successo di ciascuno, argomento di alcune delle domande dei ragazzi del Don Bosco, stia proprio nella capacità di risolvere i problemi che ci capitano e che viviamo, di trovare una soluzione per quelli risolvibili e di accettare come condizione quelli che risolvibili non sono, sempre con la fronte alta di chi da questi non è definito e sempre con le armi dell’etica personale e professionale a sostenerci.
Forse non avremo mai una vita senza problemi, forse sarebbe monotona o forse noiosa: non saprei dirlo, dal momento che non ricordo un solo periodo della mia vita in cui posso dire di non averne avuti. Ma ho sempre fatto del mio meglio per trovare soluzioni, percorsi, strategie per me e per i miei compagni di percorso, e proprio questo spero di aver testimoniato ai giovani ragazzi del Don Bosco.
Ciò che ci definisce come persone e che definisce la nostra vera essenza non sono i problemi che ci affliggono, ma la capacità di affrontarli con decisione, guardandoli per ciò che sono – spesso una opportunità, a volte una prova – la nostra capacità di risolverli se possibile oppure accettarli.
Probabilmente è proprio questa capacità la sorgente del Successo, qualsiasi forma esso prenda nella nostra vita.







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