Compleanno: un rituale di presenza e connessione

Compleanno: un rituale di presenza e connessione

Tutte le nostre esistenze sono scandite da ricorrenze, alcune personali come la nascita, il giorno del diploma, la prima partita vinta con la propria squadra, il matrimonio, altre collettive. E poi c’è il compleanno; anzi, i compleanni. Il mio è stato qualche giorno fa e oltre ad aver festeggiato un altro anno di esperienze ed emozioni ho potuto raccogliere tutto l’affetto dei tanti che mi hanno dedicato un pensiero.

Il compleanno è sia un evento personale che universale, ma spesso si riduce a regali e auguri fatti di fretta oppure a celebrazioni che guardano più gli obiettivi raggiunti e lo sfoggio di cose possedute.

E se guardassimo il compleanno come qualcosa di più semplice e, per questo, molto più profondo?

Ossia, come il momento giusto per ricordare che quella persona nata in quel giorno è (o è stata) parte della nostra vita? Un rito che celebra la presenza di qualcuno nella nostra vita solo per il fatto che c’è?

Esserci

Ognuno di noi vive tante vite: siamo figli, sorelle, fratelli, colleghi, amici di qualcuno e, ammettiamolo, qualche volta capita di dare per scontate le persone con le quali condividiamo le nostre giornate. Sono lì, ci parliamo, le ascoltiamo, facciamo un pezzo del nostro cammino insieme. E spesso ci separiamo, dividendo i nostri destini. Altre volte ci ritroviamo, ricominciando a camminare insieme.

È per questo che quando è il giorno del compleanno di qualcuno sarebbe bellissimo cogliere l’occasione per fermarci, apprezzare e manifestare questa felicità: la sensazione di grande privilegio e gioia di avere il festeggiato o la festeggiata nella nostra vita. Dire un “grazie”, con le parole e con i gesti.

Non è necessario qualcosa di eclatante, ma di autentico. Di un pezzetto del nostro tempo per dire che quella persona per noi conta davvero.

Allergia al compleanno: l’antidoto c’è

Eppure molti non proprio entusiasti di celebrare il proprio compleanno. Lo evitano, lo scansano, sperano che scatti presto la mezzanotte che porti al giorno successivo senza troppe scocciature.

Ci sta; quel giro di calendario sta lì a ricordarci che un altro anno è dietro di noi e qualche volta ci giudica pure (“Hai fatto tutto quello che dovevi?”, “Hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti eri prefissata?”); altre volte, può essere il ricordo di un evento spiacevole.

Credo che sia questo il motivo principale per trasformare il compleanno in un tributo alla presenza e non ai successi: un giorno in cui ci celebriamo perché esistiamo, non solo per quello che abbiamo conseguito.

Pensare a questa ricorrenza come un momento di pace, in cui fermarsi e puntare la luce su di sé, sulle connessioni che si sono create e, dall’altra parte, celebrare il compleanno di qualcuno facendolo sentire al centro del nostro affetto per il solo motivo che esiste credo sia un passo importante.

Il cammino è già una crescita

In fin dei conti, basterebbe spostare la nostra attenzione sulla dimensione personale e non su quella performativa. Ovviamente, i successi raggiunti, i sacrifici fatti e la soddisfazione di essere arrivati dove si voleva (o dove si poteva, vale lo stesso) è bene che vengano celebrati! Noi siamo anche ciò che facciamo.

Ma non solo: cresciamo dentro grazie alle connessioni che creiamo, alle idee che teniamo dentro di noi, alle scelte personali che compiamo ogni giorno. E queste cose non hanno bisogno di una valutazione in termini di “successo”.

Celebriamoci per l’evoluzione continua che attraversiamo ogni giorno: per le rotte mutate, le scelte fatte (e anche quelle non fatte), per il nostro modo di camminare su questo pianeta insieme agli altri.

È crescere e va festeggiato.

Una contro-prospettiva

Prendiamoci il tempo di compiere questo gesto di gratitudine quindi, nei confronti delle persone con le quali condividiamo la nostra vita. Pensiamo che, in qualche modo, questa persona rende la nostra vita più ricca e il fatto che esista è un miracolo.

E facciamolo con sincerità, condividendo perché questa persona è importante per noi: manifestiamo la nostra gratitudine non tanto per i traguardi che ha raggiunto o i progetti che ha sviluppato, ma per le emozioni che regala.

Questa è la provocazione: celebriamo perché qualcuno c’è, non perché eccelle.

È così che il compleanno diventa un rituale di connessione profonda perché riconosce nell’altro il fatto che esiste come individuo, il che va al di là dei successi che ottiene.

Tu chi celebri oggi?

Pensa a quella persona e a quanto la sua presenza è importante nella tua vita e in quella di coloro che le vogliono bene. E dedicagli il tempo per riconoscere il valore della sua crescita e della sua esistenza. Magari oggi non è nemmeno il suo compleanno, ma non serve una data per dire grazie a chi vogliamo bene. Le connessioni autentiche iniziano così, coltivando la presenza e festeggiando ogni giorno perché esistiamo gli uni nelle vite degli altri.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *