La forza delle competenze delle donne nello sport: i numeri (e non solo) della leadership
Le donne si mettono in gioco? Eccome se lo fanno! E se qualcuno avesse avuto dei dubbi, gli sarebbe bastato partecipare al convegno Donne in gioco tenutosi sabato 4 ottobre all’Hotel Industria di Brescia, organizzato dalla USAP (Unione Sindacale Allenatori di Pallacanestro) per dissiparli tutti.
Questo appuntamento, al quale ho avuto l’onore di partecipare come relatrice, ha riunito professioniste, dirigenti, allenatrici e appassionate del mondo della pallacanestro per riflettere sul ruolo delle donne nello sport. Organizzato da USAP in collaborazione con FIP, Lega Basket Femminile e Brixia Basket, l’evento ha fatto da cornice all’opening day della Serie A1 Femminile e ha messo a fuoco l’obiettivo di dare voce a storie multiformi, che ispirano e che, con la loro diversità, trasformano noi che le abbiamo vissute e coloro che erano lì per ascoltarle.

Ho potuto dividere il palco con persone di grande valore, ognuna delle quali ha riportato la propria storia e le sfide alle quali ha partecipato, mettendo in evidenza le tante sfaccettature dello sport inteso non solo come competizione, ma anche come miscelatore di stimoli ed esperienze (potete trovare le biografie dell’intero panel qui).
Con il mio intervento in apertura ho voluto condividere il percorso che mi ha portata a vivere lo sport sì con grande passione, ma anche come professione e strumento di cambiamento, personale e collettivo. Perché sì, come si dice spesso lo sport è una palestra di vita ma rappresenta anche un laboratorio di leadership, capacità di far fronte agli imprevisti e sviluppo di competenze applicabili in ogni ambito.
Da una scommessa a una consapevolezza
Quando ho iniziato il mio percorso nella pallacanestro, a Brescia non si parlava più di basket da trent’anni. Sembrava un vero e proprio azzardo investire in un ambiente che sembrava quasi dimenticato e del quale io conoscevo relativamente poco, ma ho scelto di crederci. E oggi, guardando indietro, posso vedere come quella scelta abbia aperto una strada per me, perché ho potuto confrontarmi con una realtà complessa e dinamica, e per le tante persone che ho incontrato e che sono state coinvolte.
Ho ricordato come lo sport sia ancora percepito come uno spazio “nuovo” per le donne, anche se osservando i numeri di un recente rilevamento ISTAT ci si accorge che molto si sta muovendo: nell’indagine 2023, infatti, emerge che le donne rappresentano il 31,5% dei tesserati sportivi in Italia, con una crescita del 7% negli ultimi dieci anni (e superiore a quella maschile. La presenza femminile è fortissima, in particolare, in discipline come la pallavolo, la ginnastica, il tennis e il padel, il nuoto, fino ad arrivare agli sport equestri. È certamente un sintomo molto positivo di un movimento che sta acquistando sempre più forza, ma questa luce porta dietro con sé anche un’ombra: in altri sport, come la pallacanestro, c’è ancora tanto da fare.
Non si tratta solo di partecipazione; si tratta di competenze. La percentuale in crescita di atlete e sportive dovrebbe accompagnarsi a un aumento della presenza di donne nei ruoli decisionali, tecnici e manageriali. È importante essere presenti lì, dove si decide, si progetta, si guida.
Competenza, presenza, influenza
Tornando ai dati, solo il 4,5% dei presidenti degli organismi sportivi italiani sono donne.
Cinque su centodieci.
Capite che meno modelli femminili ci sono, meno possibilità abbiamo di poterci ispirare, di ambire a una formazione di alto livello, di spingere al progresso. Le nuove generazioni hanno bisogno di modelli diversi e diversificati, per poter sognare di essere un o un’atleta, un o una presidente. Di poter diventare qualcuno in grado, a propria volta, di ispirare chi verrà dopo di sé.

Quindi, come si può arrivare a ricoprire questi ruoli? E, una volta arrivate, come si fa a tenere aperta la strada per le altre?
Nel mio percorso ho imparato che la chiave di volta sono le competenze: sembra scontato che per fare strada serva essere capaci, ma quello che intendo per competenze è quel giusto mix di doti personali, spirito di apprendimento e capacità in continua formazione.
In particolare, ho cercato di puntare il focus su quattro dimensioni:
• l’ascolto, inteso come il saper cogliere le sfumature delle persone e delle situazioni, per costruire fiducia e anticipare i problemi;
• l’empatia, quella capacità di coinvolgere, motivare e valorizzare ogni componente della squadra;
• l’adattabilità, che è una dote fondamentale che si affina anche con lo studio e permette di essere preparati a reagire agli imprevisti con visione e prontezza;
• l’etica e la responsabilità, perché non si va da nessuna parte senza tenere saldo il senso profondo del nostro ruolo.
Essere presidente mi ha insegnato tutto questo, ma non crediate che abbia finito di imparare. Cresco ogni giorno e anche la partecipazione a un convegno come quello di Donne in Gioco mi ha ribadito, ancora, quanto sia importante portare la propria esperienza ma farsi anche permeare da quella degli altri. Questa collaborazione, soprattutto tra le donne, è ciò che permetterà sempre di più di non chiedere il permesso per occupare spazi. Dimostriamo che sappiamo abitarli con competenza, passione e visione.
Lo sport, e la presenza competente delle donne nello sport, può essere uno straordinario motore di cambiamento sociale. Ma per fare in modo che sia efficace e duraturo dobbiamo investire, tutte e tutti, nella formazione reciproca, ne sostegno agli altri nei loro percorsi, così da rendere questa strada più agevole (il che non significa per nulla priva di sfide!).
Mai come oggi, in questo tempo e in questo mondo, è cruciale ricordarsi che il cambiamento non si fa da sole. Si fa insieme.







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