Leader e Capo
Guidare un’azienda non significa semplicemente occupare una posizione apicale, prendere decisioni o esercitare un potere formale. Guidare, nel senso più autentico del termine, vuol dire mostrare la via, incarnare. Incarnare una visione, dei valori, una direzione. È qui che nasce la differenza profonda tra essere un Capo ed essere un Leader.

Il Capo guida dall’alto, il Leader guida da dentro. Il Capo chiede risultati, il Leader costruisce le condizioni perché quei risultati accadano. Il Capo controlla, il Leader ispira. Il Capo viene seguito per ruolo, il Leader viene seguito per fiducia.
L’ho sperimentato all’inizio della mia carriera da imprenditrice, quando l’inesperienza e qualche bias di troppo mi hanno costretto velocemente ad imparare che essere Leader significa diventare riferimento: non solo per ciò che si decide, ma per come si è.
Le persone infatti osservano tutto: come affronti un problema, come gestisci un errore, come parli quando nessuno dovrebbe ascoltare. È in quei momenti che si costruisce – o si perde – la leadership, perché è in questi momenti che guadagni la fiducia – processo lentissimo – o la perdi, in un istante.
Nel mio lavoro di Imprenditrice è questa la cosa più preziosa che ho prima scoperto, poi imparato, e da allora cercato di praticare costantemente, non sempre con risultati soddisfacenti, perché è un lavoro continuo, a tratti faticoso anche se ricco di gratificazione, ma sempre con disciplina.
Incarnare i valori fondanti di un’impresa
Ogni impresa ha valori scritti sul sito o sulle pareti degli uffici, moltissimi imprenditori e tantissimi “influencer” parlano di valori e di etica, forse perché vende e perché questi argomenti arrivano dritti al cuore. Ma pochissimi imprenditori, e ancor meno imprese, rendono questi valori etici comportamenti quotidiani.
Perché è davvero faticoso, è un vero lavoro ed è dura. Durissima, a volte. È tanto semplice comunicare i valori e parlarne, ma il lavoro vero è agirli.
Cioè renderli riconoscibili nelle scelte strategiche, nei comportamenti quotidiani, nel modo in cui tratti collaboratori, clienti e fornitori, dal vivo o al telefono. Sempre.
Quando i valori sono incarnati, l’azienda non ha bisogno di slogan: diventa credibile. E la credibilità è la prima forma di attrazione.
I valori accendono
Un’altra cosa che ho imparato dopo anni di gestione d’impresa è che un’azienda non cresce se è solo organizzata, se può contare su collaboratori e dipendenti preparati o se “indovina” un business vincente. Cresce se è accesa.
Accendere un’azienda significa generare energia interna, senso di appartenenza, motivazione autentica, ed è questo il vero motore, perché le persone – lo abbiamo visto chiaramente nelle nuove dinamiche post-covid – non si muovono più solo per lo stipendio, ma si muovono per un significato, per il senso di appartenenza ad una cosa più grande di loro stessi e per il senso di gratitudine che ne deriva. La gratitudine, la forza più grande dell’universo.
Un Leader autentico crea un ecosistema di fiducia. E la fiducia è il vero capitale relazionale di un’impresa moderna, perché ispira gratitudine.
Non solo in azienda. Anche nello sport
Se guidare un’azienda è complesso, guidare una società sportiva lo è forse ancora di più, perché nello sport, il Leader non rappresenta solo un’organizzazione: rappresenta una cultura, una storia, un sentimento collettivo.
Nel mondo sportivo, chi guida una società è il volto di ogni sponsor, di ogni volontario, lo spirito in cui ogni tifoso si identifica.
Se poi come me hai il privilegio di guidare una grande realtà nazionale in uno sport fantastico come il basket, allora non sei mai e solo te stesso, ma il volto di una intera città, di una nazione: sei il simbolo di un sistema.
E quindi ogni parola pesa, ogni silenzio comunica, ogni gesto viene letto ed interpretato. Per questo è infinitamente gratificante ma anche a volte ancor più faticoso: perché non esistono momenti “neutri”.
Quando rappresenti un sistema, ne risulta coinvolta ogni fibra del proprio corpo: come parli, cosa dici, come ti comporti, cosa fai e cosa non fai, persino come cammini e come ti vesti. Anche l’aspetto esteriore infatti è un fattore, perché è il riflesso di ciò che vivi, dentro e fuori.
L’abito forse non farà proprio tutto il monaco, ma spesso contribuisce a farlo o almeno comunica il tipo di monaco che sei. Non per apparenza, ma per coerenza; si dice infatti che l’immagine è una forma di responsabilità, quando rappresenti una comunità.
Nella mia lunga esperienza sportiva ho infatti imparato una regola semplice, così semplice che a volte viene disattesa: se sei pulito, trasparente, autentico, etico, allora attrai.
Attrai talenti, sponsor, pubblico, rispetto.
Se non lo sei, rincorri. Rincorri risultati, consenso, credibilità. E nello sport – come nell’impresa – rincorrere è sempre più faticoso che costruire.
Guidare non è un ruolo. È una responsabilità quotidiana.
Che si tratti di un’azienda o di una società sportiva, la leadership vera nasce dall’allineamento tra ciò che si è, ciò che si dice e ciò che si fa.
In un libro che ho letto da poco esiste un paradigma interessante: i risultati che ottieni dipendono dalle azioni che metti in campo, ma queste non derivano dalla tua perizia, da quanto sei bravo o meno: derivano dalle idee che hai e quindi da ciò che sei.
Quando tra ciò che sei, ciò che fai e ciò che dici esiste un allineamento, allora puoi permetterti di smettere di con-vincere: e diventare naturalmente seguito. In questo momento e non prima, una organizzazione, sportiva o no, smette di essere gestita e inizia, finalmente, a vivere.
Credo, ma ci sto ancora lavorando, si chiami Carisma.







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