Donne al vertice: la leadership femminile

Donne al vertice: la leadership femminile

Nel giorno della festa dedicata alle Donne, lo scorso 8 marzo, la Gazzetta dello Sport ha dedicato un bell’articolo alle donne presidenti di squadre sportive italiane.

Sono stati citati personaggi importanti della Pallavolo, come Alessandra Marzari, a capo del Consorzio Vero Volley, Elisabetta Curti presidente della Gas Sales Bluenergy Piacenza, Simona Sileoni della Cucine Lube Civitanova e Giulia Gabana della Valsa Group Modena.

Per il basket, insieme a me è stata intervistata Veronica Bartoli, che a Reggio Emilia con l’UnaHotels sta davvero facendo un grande lavoro.

L’articolo ha ben sottolineato non solo le difficoltà per una donna di sostenere un ruolo di responsabilità in un ambito prettamente maschile, come testimoniato dal fatto che “nel mondo dello sport le donne in ruoli di potere sono ancora un’eccezione” e gli ostacoli che io stessa, come tutte le mie “amiche” citate, abbiamo dovuto superare, ma soprattutto il valore aggiunto che una donna riesce a volte a portare in ambienti tipicamente maschili.

Rileggendo l’articolo, una riflessione si è fatta breccia prima nel cuore e poi nella mia mente: qual è la reale differenza tra una leadership femminile e una maschile, al di là degli stereotipi e dei luoghi comuni?

So bene che la capacità di leadership non dipende dal genere. Ho visto e conosco personalmente uomini che sono leader brillanti e ispiratori e donne meno capaci, esattamente come succede il contrario. Comprendo facilmente che la leadership dipende da molteplici fattori, come il contesto (aziendale o di team), la cultura e le caratteristiche del leader.

Ma altrettanto sento di poter dire che la reale differenza non stia nelle capacità, quanto nello stile: alcune qualità spesso associate al femminile – empatia, capacità di ascolto, attenzione alle relazioni – possono rivelarsi particolarmente efficaci in contesti come lo sport, dove le dinamiche di squadra sono fondamentali e dove uno stile assertivo e direttivo, tipicamente maschile, potrebbe ingenerare a volte incomprensioni o frizioni. E sappiamo bene quanto l’equilibrio e l’armonia in uno spogliatoio, come in un team di lavoro o in un ufficio, siano fondamentali per consentire a ciascuno di dare il meglio di sé. Cosa che, mi sembra, si possa definire il risultato minimo che un Presidente debba portare alla sua squadra, come un Imprenditore per la sua impresa.

Essere stata nominata nell’articolo della Gazzetta dello Sport insieme a grandi donne Presidenti è stato un onore. Ma il risultato di cui vado più fiera, l’onore più grande cui aspiro ogni giorno è la capacità di creare un ambiente di lavoro collaborativo e armonioso, dove ogni atleta si senta valorizzato e supportato, rendendo la squadra più forte e produttiva. Ascoltare le necessità individuali, comprendere le diverse personalità e saperle armonizzare è fondamentale per raggiungere gli obiettivi, sportivi o di business.

Non si tratta solo di tattica e strategia, ma anche di creare un team unito e saldo, e in questo periodo storico, forse, l’approccio femminile è più efficace. Chiaramente questo non significa essere “deboli” o “meno assertive”. Tutt’altro! Si tratta di saper essere assertive in modo intelligente, scegliendo le strategie migliori per motivare e guidare, anche senza ricorrere a metodi troppo direttivi o autoritari. Si tratta, quindi, di avere stile anche in posizioni di comando, essere empatici anche con il ruolo del Capo.

Credo che questo approccio, questa “energia femminile”, possa essere un vantaggio in molti ambiti, anche al di fuori dello sport. E che più donne in posizioni di responsabilità nello sport, come nella politica o nell’imprenditoria potrebbero portare più risultati, e più velocemente.

Così la pensa anche un articolo de Il Sole24Ore, uscito sempre l’8 marzo e del tutto simile a quello della Gazzetta dello Sport, dove si può leggere che “ai ruoli apicali nel mondo sportivo figurano i pochi esempi femminili da cui trarre ispirazione…

E, viene da aggiungere sorridendo, sebbene siano davvero pochi, sarebbero stati un paio in più se non si fosse dimenticato il basket, e con lui una grande Presidente, come Veronica, assieme a chi dopo 16 anni si sente davvero orgogliosa di rappresentare un sistema, un movimento, una città come Brescia.

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