Brescia: rinascere grazie alla cultura
Brescia Capitale della Cultura 2023
Non so quante volte, tra interviste e chiacchiere tra amici, ho raccontato quanto io sia orgogliosa di essere bresciana.
Ho sempre ammirato la tenacia della mia città, dimostrata in tanti momenti della sua storia e che è emersa in tutta la sua testarda volontà durante i giorni della pandemia che hanno gettato per mesi un’ombra su questo territorio, sull’Italia, sul mondo.
Una tragedia che ha trascinato tutti e che gettato messo medici, soccorritori e professionisti della sanità in prima linea, me compresa: alla responsabilità che tutti i giorni abbiamo verso i nostri pazienti era amplificata dalla consapevolezza che stavamo lottando contro qualcosa di cui non sapevamo prendere le misure. Ogni gesto, ogni respiro sembrava pesante come un macigno. Un limbo tessuto di voci che uscivano ovattate, filtrate dalle mascherine, e silenzi pieni attesa.
Sono stati giorni di grande fatica che ora sembrano lontanissimi (forse perché speriamo di poterli lasciare indietro nella memoria il più possibile), ma che dobbiamo ricordare proprio per celebrare come ne stiamo pian piano uscendo.
Proprio memore di quello che abbiamo passato, dacché i ricordi sono ancora vividi, voglio celebrare in questo articolo il momento della rinascita di questo territorio che ho l’onore di chiamare casa: sapere che la mia città rivestirà l’importante ruolo di Capitale Italiana della Cultura 2023, insieme a Bergamo (per la prima volta, le città selezionate sono due) mi ha riempito di gioia e credo sia il momento giusto per riflettere sull’importanza di questo progetto.
Essere Capitale della Cultura è un’occasione d’oro per impegnare tutti i cittadini nella valorizzazione del patrimonio che le due città possiedono, svelando i tesori dell’arte, dell’impegno civile e della umanità che ogni giorno muove le città.
Questa iniziativa, nata nel 2014, è di fatto una costola della manifestazione europea Capitale Europea della Cultura e ogni anno seleziona una città, tra diverse candidate, che rappresenti non solo il proprio territorio e il proprio patrimonio culturale, artistico, economico e sociale, ma che promuova anche l’Italia in sé attraverso il confronto tra le varie realtà e tradizioni.
Sono sempre stata convinta che le tradizioni e le radici siano al contempo ciò che ci tiene saldi e ciò che spinge verso l’alto; vanno tutelate e custodite, ma non trasformate in qualcosa di statico e stantio che limita le nostre azioni. Per me, la conoscenza della storia della mia città e del suo territorio e l’amore che provo per essi ha sempre costituito il motore dei miei progetti e del mio impegno, sia in campo imprenditoriale che personale.
Non si vive di sola tradizione… ma la tradizione non vive senza di noi
La maggior parte di noi ha un legame tenace (anche conflittuale, perché le tradizioni possono essere anche rigide e costrittive) con le proprie tradizioni, e per me questo rappresenta un grandissimo vantaggio, un trampolino speciale, che consente uno slancio incredibile. Per questo credo nella valorizzazione di tutto ciò che ci rende quello che siamo, e di tutto ciò che potremmo imparare se mescoliamo queste tradizioni con la curiosità della conoscenza.
Dico questo perché la tradizione è costruita sull’elaborazione di stimoli che nel corso degli anni vengono assimilati da noi, che della tradizione siamo i veicoli; e dico che bisogna essere curiosi perché la tradizione ha bisogno di essere sempre alimentata, conosciuta e metabolizzata per sopravvivere. E lo fa anche se viene divulgata: per questo è imprescindibile la curiosità, il voler sapere cosa ha generato questa tradizione e come le ha permesso di tramandarsi in anni, secoli di vita.
Se ci pensate bene, tradizione viene dal latino “traditio” ossia consegna, trasmissione: perciò è qualcosa di vivo, che si muove, che passa da una generazione a un’altra e a ogni passaggio acquista qualcosa (e forse perde qualcos’altro) … proprio come una palla di neve, che rotolando attira a sé più fiocchi e diventa più grande.
Energia, luce e fiducia: viva la brescianità
Il tema del progetto è “La città illuminata” e credo che Brescia, come Bergamo, abbia davvero bisogno di riscoprire la propria luce: quella che muove la creatività, che dà energia alla formazione, che ci mostra la strada verso la tutela delle persone e della natura.
Sono temi che toccano tutti e che io per prima sento vicini, perché li vivo come cittadina e come imprenditrice: so quanta energia ci vuole per realizzare un progetto, quanta perseveranza occorre per affrontare le difficoltà e in questi anni mi sono sempre spesa per contribuire, con la mia professione e con le mie passioni. Spendersi per il proprio territorio vale sempre la pena, anche se sulle prime sembra di non vedere alcun risultato: perché i frutti, anche se tardivi, sono meravigliosi.
E Brescia non si tira indietro quando deve riconoscere l’impegno dei suoi cittadini: dal 1977 infatti ogni anno viene conferito il “Premio della Brescianità” che celebra chi, bresciano di nascita o di adozione, si è distinto per iniziativa e opere e ha promosso così la cultura e il patrimonio della città.
Nell’albo d’oro del premio spiccano nomi di assoluto rilievo in diversi campi, da Guido Carli a Cesare Prandelli a Chiara Frugoni; una testimonianza di come Brescia abbia sempre tenuto a celebrare chi ha dimostrato impegno, dedizione e coraggio, perché molti dei premiati nel corso degli anni hanno maturato un percorso difficile e costellato di sfide. Non è solo un’occasione per ammirare i successi di queste persone, ma per trarne ispirazione: il premio resta fine a se stesso se non stimola una riflessione sul perché viene concesso, no?
E come i premi, anche i libri possono aiutare a conoscere le storie di chi ha deciso di mettersi in gioco e spendersi per la collettività: un esempio è il bel volume fotografico “Bresci con le ali 3” (Planet Vigasio), che raccoglie gli scatti di Giancarlo Mencarelli ritraenti bambini, giovani, anziani, ognuno dei quali con una storia di coraggio e amore per la città. Se vi capita di sfogliarlo, guardate bene tra le pagine… potreste riconoscere il volto di un amico, o magari quello dell’autrice di questo articolo.
Tutto questo per dire che i traguardi raggiunti dai singoli sono i passi in avanti di tutta la comunità.
Per questo motivo, auguro alla mia città e alla sua “gemella” culturale di trarre il meglio dal suo essere Capitale della Cultura 2023 e di incanalare quella luce che può rappresentare la spinta a raccogliere tutto quello che di buono c’è in città e nel territorio.
E più si coltiveranno queste qualità maggiori saranno le possibilità di vedere tanti altri bresciani distinguersi e contribuire con la propria attività alla crescita di questo adorato territorio.







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