Energia, olismo e altre dimensioni

Energia, olismo e altre dimensioni: riflessioni estive in libertà

Ogni volta che mi è capitato di leggere dell’olismo o di approccio olistico sono sempre passata oltre in modo abbastanza distratto, senza mai fermarmi a riflettere più di tanto sul concetto in sé. Di recente invece, un po’ per eventi accaduti un po’ per una riflessione personale, mi sono ritrovata a pensare se abbia ancora un senso l’approccio olistico e che ruolo abbia in questo l’energia (sia quella che produciamo sia quella che riceviamo dagli altri e dal mondo).

Olismo è un termine coniato negli anni ’20 del Novecento da Jan Smuts e trae la sua radice dalla parola greca ὅλος (hòlos) che significa «totale», ad identificare un concetto che considera un sistema non come il semplice prodotto della somma delle sue parti, ma nel suo complesso funzionamento. E questo approccio è applicabile a qualsiasi “sistema”, che sia meccanico o organico: di fatto quindi anche noi esseri umani siamo un sistema analizzabile tramite un approccio olistico, ossia globale. Corpo (in tutte le sue componenti) e mente (in tutte le sue sfaccettature) umani sono perciò dimensioni integrate e connesse che concorrono a formare un tutto in cui ogni componente influisce sulle altre; per questo motivo, secondo questa visione, il benessere e la salute del nostro organismo è il risultato di un difficile equilibrio tra queste dimensioni.

E qual è il motore che tutto muove? L’energia.

Secondo l’approccio olistico è quindi l’energia ad essere il fulcro di tutto ciò che esiste; in particolare, nel nostro corpo è l’energia bioelettrica che si sviluppa a muovere la nostra “macchina” nelle sue anche infinitesimali componenti, cellule e atomi. Non si dice niente di nuovo: l’energia che ogni istante produciamo e riceviamo dalla realtà che circonda è fondamentale per la vita (e per la salute) e senza di essa non ci sarebbe movimento, trasformazione, crescita, guarigione. L’energia è ciò che permette ai nostri sistemi biologici di funzionare in modo equilibrato, di adattarsi ai cambiamenti e di fornire una risposta adeguata agli stimoli provenienti dall’ambiente.

E la nostra vita è un fenomeno frutto dell’interazione dinamica tra i diversi livelli di organizzazione della materia e quindi dell’energia di cui questa è composta: una stratificazione che va dall’infinitamente piccolo al gigantesco, dalle cellule ai tessuti, agli organi, ai copri, alle persone. E ogni livello ha le sue caratteristiche e delle proprietà peculiari che non possono essere semplicemente ridotte alle singole parti che lo compongono; al contrario, ogni strato, ogni livello, influenza ed è influenzato da quelli inferiore e superiore.

Un flusso costante di energia in diverse forme e frequenze.

Ha senso un approccio olistico nella salute?

Tutto bellissimo vero?

Sì, lo è, ma come accade per molti approcci interessanti basta davvero poco per prenderlo, distorcerlo e trasformarlo in qualcosa di superficiale; e credo che questo sia stato fatto anche con l’olismo. Questo concetto dalle grandi potenzialità, che vede la realtà nella sua dimensione globale e multisfaccettata, è stato spesso ridotto ai minimi termini e applicato senza tanto criterio a qualsiasi cosa, solo per conferirgli quel certo non so che di “alternativo”.

Un rischio, secondo me, in parte dovuto all’assenza di una posizione univoca della scienza in merito alla natura dell’energia intesa in senso olistico e anche dalla tendenza a voler vedere in qualsiasi approccio diverso da quello tradizionale la soluzione a tutte le domande. E sappiamo bene che non è così: più la realtà è complessa, più lo sono le domande che la riguardano e di conseguenza le possibili risposte (che il più delle volte non ci soddisfano).

Prendiamo per esempio la cosiddetta “medicina olistica”: da definizione, è quella che si occupa di promuovere e ristabilire la salute attraverso l’armonizzazione dell’energia e la valorizzazione delle risorse innate dell’individuo. Perciò un approccio olistico in medicina prevede che non si curino solo sintomi e malattie, ma si cerchi di comprendere le cause profonde dei disturbi, cercando poi di intervenire su di esse e impedirne l’insorgenza. Una visione che concepisce la salute non come una questione individuale, ma come il risultato di una rete complessa di relazioni tra l’organismo e il suo ambiente. Significa anche che la salute non può essere garantita solo da interventi esterni, ma richiede la partecipazione attiva dell’individuo nel processo di guarigione.

Indiscutibilmente, una visione che appare molto più umana e molto meno asettica di quella della medicina “tradizionale” e convenzionale e che quindi ha dei lati positivi: una concezione più integrata dell’uomo e del funzionamento del suo sistema organico, che ingloba la componente biologica, quella psicologica e quella ambientale. Inoltre, è un approccio che stimola a riflettere su sé stessi, sul funzionamento del nostro corpo e della nostra mente, partecipando in modo proattivo alla costruzione e al mantenimento del nostro benessere.

E i contro?

Come tutte le teorie e gli approcci, anche l’olismo corre il rischio di essere travisato e strumentalizzato: facile appiccicare l’etichetta di olistico a qualsiasi cosa, giocando sul fatto che la maggioranza della popolazione non ne conosce il vero significato e si fa sedurre soltanto dal vago sentore di mistero e esotismo. In questo modo si perde la portata positiva di questo approccio, che potrebbe spingere ognuno di noi a riflettere su quanto è complessa la nostra e quanto è difficile e impegnativo mantenerla in equilibrio.

Infatti, non si può negare che ci siano degli aspetti positivi e dei benefici reali in questo approccio, ma bisogna anche essere critici e prudenti nel valutare le fonti, le informazioni e le pratiche che lo riguardano: avere una visione globale, attenta anche al tutto e non solo alle singole parti, è utilissima in molti ambiti della nostra vita e lo è senz’altro in una scienza complessa per definizione come la medicina.

Quindi, ben venga l’energia olistica, se questa è funzionale a permetterci, insieme alla razionalità e alla ragionevolezza, di avere una visione più profonda della meravigliosa realtà che siamo e che viviamo. Ed è quello che mi piacerebbe fare in futuro: cercare di avere un approccio più globale, più olistico, non solo alla mia professione ma anche allargando gli orizzonti… Ho qualcosa in serbo, quindi restate con le orecchie ben aperte!

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