Essere d'ispirazione vuol dire lasciare libertà

Essere d’ispirazione vuol dire lasciare libertà

Ho spesso parlato di quanto sia elettrizzante e anche responsabilizzante essere indicata come un’ispiratrice: chi viene messo in questa posizione è, di fatto, sotto la lente di ingrandimento per tutto quello che fa e dice (e anche per quello che non fa e tace).

Se la mia storia imprenditoriale e il mio percorso vengono indicati come esempi da seguire non può che rendermi orgogliosa, perché è segno che l’impegno e le energie stanno producendo un effetto che va oltre quello concreto del risultato aziendale; tuttavia, non riesco ancora a considerarmi un’ispiratrice de facto forse perché ho sempre ritenuto che i modelli, gli esempi, fossero coloro che hanno già raggiunto tutti gli obiettivi e tutte le tappe che si erano prefissati e che quindi sono “finiti”, perfetti.

Una sorta di “santini”, immobili e patinati, da mettere lì e rimirare nella loro ieraticità.

Ma proseguendo nella mia strada nel mondo dell’imprenditoria e confrontandomi con tante esperienze differenti, ho visto questa convinzione pian piano vacillare: non è necessario che un ispiratore, un modello, sia perfetto né tanto meno immobile, ma è fondamentale che sia in grado di fornire spunti continui con il proprio crescere, con il percorso che continua e con, perché no, anche i suoi errori.

L’ispirazione è dinamica, mutevole, multisfaccettata: cambia con noi, se siamo ispiratori, ma cambia anche con l’ambiente in cui ci muoviamo e con le sfide che di volta in volta ci vengono presentate.

E, non smetterò mai di sottolinearlo, quando si parla di imprenditrici questo è ancora più vero: perché credo che sia proprio il mondo dell’imprenditoria femminile che sta spingendo di più e che sta facendo vedere i cambiamenti più positivi. C’è tanta energia e tanta voglia di mettersi in gioco, ma anche tanto timore di gettarsi, di provare, perché le condizioni che stiamo vivendo sembrano molto più instabili di qualche anno fa.

Niente icone, grazie: vogliamo maestri veri

Diciamolo chiaro, essere imprenditrici non è per tutte; non c’è alcuna vergogna ad ammetterlo (d’altronde, nessuno può fare tutto, non possiamo essere tutte pianiste o pittrici o astronaute), ma per chi desidera costruire qualcosa, donna o uomo che sia, è necessario mettere in conto una cosa: tutti i percorsi sono diversi.

Ogni strada è differente, come ogni persona che la intraprende: anche se si paragonano due carriere nello stesso settore, non se ne vedranno due identiche: ci saranno alcuni passi in comune, ma scendendo nel profondo ogni tracciato avrà le sue peculiarità.

E questo è valido anche parlando di ispiratori: ognuno ha plasmato la propria vita e carriera con le peculiarità, le doti e la formazione cui ha potuto accedere e per questo non è detto che il suo percorso debba essere per forza il nostro.

Più che di strade già tracciate, di soluzioni già pronte, credo che serva l’esempio di maestri, di persone reali che ci parlino onestamente del loro percorso, delle esperienze fatte e anche delle sconfitte subite. E che quindi lascino liberi di fare le proprie scelte, pur suggerendo quali possano essere i passi da seguire o le strategie da adottare in alcuni contesti.

Almeno per me, ispirare significa raccontare la propria storia affinché chi la ascolta possa dire “Ecco, a questo non avevo pensato”, “Allora posso cercare un altro modo per realizzare quel progetto cui penso da anni”, “Se anche lei/lui ha affrontato queste difficoltà, significa che non sono la sola/il solo”.

Cerco sempre di ricordarmelo: una storia di successo non è fatta di soli successi.

Ispiratrici e imprenditrici: il connubio vincente

Ispirare è più facile quando si raccontano le storie di chi ce l’ha fatta; a nessuno verrebbe in mente di prendere a modello qualcuno che ha collezionato fallimenti.

Ma non è realistico pensare che tutti i percorsi siano lastricati di vittorie, come non lo è pensare che per forza una carriera debba essere solo sacrifici, lacrime e lotta.

Prendo a questo proposito le parole di Arleen Ouzounian, CEO del brand britannico di tè Nazani Tea:

“Ci saranno sempre momenti in cui dubiterai di te stessa e giorni, tanti giorni, in cui ti sembrerà di lottare contro i dettagli, ma perseveranza e determinazione sono le tessere che completano il puzzle”.

Ecco, questo è il cuore di una storia imprenditoriale che sappia ispirare: chi è riuscita a mettere in primo piano la propria competenza, guadagnando rispetto e fiducia; chi ha pensato guardando al futuro, pur avendo i piedi ben piantati al suolo; chi ha ammesso che, in quanto donna, è necessario tenere in equilibrio una molteplicità di elementi e non sempre ci si riesce.

Chi racconta una storia vera mettendo in evidenza l’importanza di crederci, di avere un obiettivo, ma anche quella di ricordarsi che ognuna ha la sua strada per arrivare e che spesso è tortuosa ma non per questo impercorribile.

Se mi indicassero come ispiratrice per le imprenditrici, giovani e non, vorrei che dalla mia esperienza emergesse questo: si deve investire su sé stesse, ma il momento giusto per farlo non esiste. Va fatto subito, in qualsiasi campo si decida di operare. E che non si sono progetti troppo piccoli o troppo grandi: c’è soltanto la strada che decidiamo di percorrere per realizzarli.

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