Impegno, regole e gioco di squadra: l'imprenditoria bresciana si racconta

Impegno, regole e gioco di squadra: l’imprenditoria bresciana al femminile si racconta

Lo scorso lunedì 23 ottobre ho partecipato con grande piacere al convegno “La cultura d’impresa delle donne bresciane. Storie vive e creative” tenutosi nella Sala Danze del Mo.Ca – Centro per le nuove culture di Brescia, in cui si sono messe a confronto diverse esperienze di imprenditrici del territorio e, insieme alle istituzioni, si è ragionato su come queste possano fornire uno stimolo in più alle donne che vogliono intraprendere la carriera imprenditoriale.

E ringrazio gli organizzatori per avermi concesso la possibilità di raccontare qualche aneddoto su di me, sulle mie esperienze e sulla mia visione del mondo del lavoro.

Il nostro panel aveva come leitmotiv “Enogastronomia e Salute” e il mio intervento si è concentrato su tre aspetti fondamentali della mia esperienza lavorativa e di vita: la gestione di una squadra, il lavoro e la famiglia e il ruolo della salute.

Lo sport ha scelto me

Introdotta dal moderatore, il giornalista Claudio Venturelli, con una domanda relativa al mio ruolo di manager in ambito sportivo, ho tenuto a sottolineare come troppo spesso, in eventi che raccontano l’imprenditoria femminile, ci siano molte donne ma troppo pochi uomini. Il che mette in evidenza, secondo me, quanto ancora ci sia da lavorare per far sì che la riflessione si allarghi ancora di più a tutti perché l’imprenditoria diventi un tema sempre più collettivo.

Da qui ho raccontato come sono arrivata nel mondo della pallacanestro, di fatto un po’ a sorpresa e senza averlo tra i miei obiettivi: è lo sport che ad un certo punto ha scelto me.

E considero lo sport come l’incarnazione perfetta di come si lavora anche in altri ambiti: con una squadra in cui tutti, grazie alle proprie individualità, contribuiscono al raggiungimento di un obiettivo comune e hanno la possibilità di esprimere le proprie competenze e specificità. E il capitano di una squadra o, nel mio caso, la manager deve essere in grado di selezionare al meglio queste individualità.

Ciò è traslabile alla perfezione anche in ambito lavorativo, dove la capacità di selezionare collaboratori e dipendenti è una delle condizioni imprescindibili per formare una squadra vincente. Scegliere con chi lavorare significa circondarsi di persone capaci di mettere da parte qualche volta le proprie istanze personali in favore del lavoro comune; è un lavoro costante e certosino di ricerca di equilibrio tra collettivo e individuale.

E per la mia esperienza, maturata in contesti molto maschili a cominciare dal campo della radiologia in cui mi sono specializzata, credo sia ancora necessario spingere affinché la componente femminile acquisti spazio perché solo dalla rete e dalla collaborazione di tutti si possono realizzare grandi sogni e visionari progetti.

Uno, cento, mille progetti: far funzionare famiglia e carriera

E come si costruiscono progetti? Come si realizzano i sogni?

Innanzi tutto con la calma e la tranquillità, senza le quali è impossibile dare regole che permettano di svolgere ogni attività con criterio e organizzazione; non contando inoltre che avere uno schema di lavoro permette di reagire con maggiore prontezza agli imprevisti e agli ostacoli.

Non nego che qualche volta mi sono trovata a sgomitare per farmi spazio o a fare dei passi indietro e trovare un compromesso al fine di un obiettivo più importante.

Ma i mattoncini di una carriera, o di una famiglia, si costruiscono così: un poco alla volta, con calma e tenacia, dandosi delle regole e avendo la costante voglia di studiare e informarsi. Se non lo avessi fatto, all’arrivo nel mondo della pallacanestro le mie indicazioni non avrebbero avuto alcun valore perché non fondate sulla competenza. Le proprie posizioni valgono e vengono accolte se sono fondate sulla conoscenza, sulla capacità di cogliere gli stimoli e anche sulla disponibilità a cambiare strada quando lo si reputa necessario.

E credo valga per ogni ambito della vita.

Infatti, anche quando mi è stata rivolta la classica domanda che si fa a una imprenditrice, “Ma come si concilia famiglia e lavoro?”, ho risposto che gli impegni lavorativi e quelli familiari devono seguire delle regole e ho usato l’immagine dell’armadio: ogni attività deve avere il suo cassettino dedicato in modo da poter distribuire il carico non solo durante la giornata, ma anche tra i membri della famiglia.

Dopotutto, anche la famiglia è una squadra fatta di individualità che qualche volta possono scontrarsi e per me, forse per temperamento e perché l’ho imparato con l’esperienza, anche la famiglia può beneficiare di una condivisione di regole e compiti (non per niente i miei mi chiamano Rottenmeier!).

Sanità e salute: sfide durissime per il futuro

L’ultima parte del mio intervento si è concentrata sull’altra metà della mia attività imprenditoriale, quella nel settore della sanità; un ambito che ha attraversato un momento difficilissimo durante la pandemia e che ora sta osservando il venire alla luce di tantissime questioni che richiedono una riflessione attenta e una soluzione efficace.

Non posso omettere che la situazione pandemica abbia esacerbato difetti e criticità già presenti. Ma credo che uno dei lavori più importanti che si possa fare in questo senso sia quello sulla prevenzione da un lato e sul miglioramento dei servizi dall’altro.

Avendo iniziato come tecnico di radiologia (una professione che all’epoca era quasi esclusivamente maschile), spinta forse da un’energia particolare (diagnosticarono un tumore alla tiroide a mia madre per il quale, secondo i medici, non avrebbe dovuto avere figli), ho visto l’evoluzione della sanità negli anni e quanto le nuove tecnologie possano aiutare ancora di più non solo nella pratica diagnostica, ma anche nella gestione dei pazienti e dell’aspetto amministrativo.

Ho fondato per questo il Poliambulatorio Oberdan insieme a mio marito, per mettere in comunicazione le strutture che non avevano un servizio interno come la radiologia con un centro che potesse fornire una risposta rapida e all’avanguardia.

Guarda caso, anche qui torna il concetto di fare squadra e condividere le proprie competenze e gli obiettivi.

Davvero, forse, lo sport aspettava solo il momento giusto per conquistarmi.

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