WOMx: l’empowerment femminile è un percorso condiviso
Lo scorso martedì 5 dicembre sono stata invitata a partecipare per la seconda volta in questo anno a un evento al quale tengo moltissimo: il WOMx, uno spazio di condivisione e confronto tra esperienze di donne molto diverse tra loro e con dei percorsi che coprono svariati settori, dallo sport all’università alla cooperazione sociale. Anche questa volta lo scopo era non solo celebrare i successi raggiunti in questi campi, ma riflettere a fondo sull’empowerment femminile e su come questo venga sviluppato davvero nelle attività economiche, sociali e accademiche da chi ha trovato la propria strada, condividendo i valori che hanno permesso loro di raggiungere il successo.
L’iniziativa, ospitata dal centro eventi DASTE, celebra per la seconda volta in questo 2023 il confronto tra le voci femminili: stavolta siamo state ospitate a Bergamo, città che insieme a Brescia ha portato alto il vessillo di Città italiana della cultura 2023. E questa volta ho avuto l’immenso piacere di fare da madrina a questa iniziativa che, in ogni occasione, riunisce un gruppo di donne di grandissimo valore pronte a condividere le proprie esperienze.
Ed ancora una volta è stata per me un’occasione per ribadire i principi dell’inclusione, della comprensione della diversità e anche della volontà di implementare sempre di più la partecipazione femminile all’economia che, come imprenditrice, porto avanti nella mia attività quotidiana e negli eventi ai quali partecipo.
Storie di empowerment, ostacoli e successi
Sono convinta che l’empowerment femminile sia un tema fondamentale per la società e che non si può negare che una maggiore partecipazione delle donne all’economia e alla società mondiale permetta di costruire un futuro più equo e sostenibile. E a questo proposito, non può mancare un richiamo ai Women’s Empowerment Principles, delle linee guida o, meglio, dei veri e propri principi che si propongono di guidare le imprese che vogliano investire e progredire nel percorso della parità di genere a cominciare dal luogo di lavoro, per arrivare al mercato globale. E che sono anche ispiratori dell’evento stesso, che si è svolto all’insegna di una varietà e profondità di spunti notevole.
Ho avuto il piacere di ascoltare storie di donne che hanno raggiunto grandi risultati in ambiti differenti, ma in tutte era possibile ravvisare un filo conduttore: la crescita professionale femminile è troppo spesso molto più ardua e tortuosa di quella maschile. Dalla sportiva alla manager, passando per l’assessora, ognuna di noi ha messo sul piatto una riflessione che, lungi da essere pietista e vittimista, ha invece messo in luce un sistema che ancora tende a trattenere la passione, la determinazione e la voglia di superare gli ostacoli della compagine femminile. Che alla fine riesce a raggiungere gli obiettivi, ma è innegabile che lo faccia con molta più fatica.
È innegabile che l’empowerment femminile sia un processo complesso che coinvolge diversi aspetti, dall’istruzione alla partecipazione politica e sociale. Da tutti gli interventi è emersa l’importanza cruciale dell’istruzione che garantisca a tutte le donne l’accesso a percorsi di formazione che ne sviluppino la personalità e le competenze; solo in questo modo le donne potranno consolidare un percorso di emancipazione sociale ed economica. Da qui ne conseguirebbe una maggiore possibilità di accesso a ruoli apicali nel lavoro, nella politica e nella società globale
Condivisione, visione, azione: il movimento parte da qui
A livello politico e sociale, promuovere la partecipazione delle donne alla vita pubblica, in tutti i ruoli decisionali e a tutti i livelli deve essere tra i massimi obiettivi di qualsiasi azione; costruire una società più equa e inclusiva non può vedere le donne escluse. E nel mio intervento, come in tutti quelli che ho la fortuna di poter esporre davanti a un pubblico, ho sottolineato questo aspetto della partecipazione femminile e del ruolo che ognuno può avere nella sua promozione.
E ascoltando le parole delle altre correlatrici ho avuto la sensazione di essere parte di una comunità che condivide gli stessi valori, che sente il bisogno di raccontarsi non per dare sfoggio dei propri meriti, ma per aggiungere strumenti di comprensione della realtà in cui le donne lavorano e operano. I sacrifici fanno parte del gioco, ma per le donne spesso sono inutilmente oppressivi.
E la speranza è proprio che occasioni come quella del WOMx spingano per veicolare un messaggio concreto di azione e di attivazione che le donne, unite tra loro e con la comunità intera, possono davvero trasformare in realtà. Io credo nelle capacità delle donne, ma credo anche da sole si possa fare meno di ciò che è necessario. Ognuna può raggiungere l’obiettivo che si è prefissata, ma deve anche lavorare affinché un’altra possa farlo, magari con meno ostacoli e più supporto.
Empowerment per me è questo: fare in modo che le future generazioni di donne possano arrivare dove siamo arrivate noi e anche più in là, in un mondo che glielo renda più semplice e che le valorizzi.
Sono fiera di aver partecipato al WOMX e di aver contribuito a dare visibilità a un tema che mi è caro e nel quale credo; un punto focale per la società e per le donne stesse, alle quali non può più essere negata una partecipazione in prima linea nella costruzione di un mondo paritario e sostenibile.







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