Smart Future 24: in dialogo con i giovani e il futuro

Smart Future 24: in dialogo con i giovani e il futuro

L’esperienza mi ha insegnato che aderire alle proprie giovani ambizioni dà una gran soddisfazione. Ma riuscire in qualcosa che non si sarebbe mai pensato di fare ne dà ancora di più.

Il 3 ottobre ho partecipato allo Smart Future 24, un evento organizzato da Smart Future Academy, associazione no profit nata con l’obiettivo di realizzare eventi e occasioni di formazione e informazione destinate ai giovani dalle scuole medie alla laurea.

Un progetto basato sull’importanza di fornire ai giovani un orientamento informato e completo che li guidi nella scelta di un percorso che non li renda solo dei professionisti, ma degli esseri umani soddisfatti delle proprie scelte. Una missione ambiziosa, e io non potevo non partecipare!

È stata un’occasione per emozionarsi di fronte a tante giovani menti e restituire a loro un po’ della mia esperienza di professionista.  E condividere cosa ho imparato come individuo facente parte di una comunità sociale, prima ancora che professionale.

Perché in questo caso non si stava solo chiedendo a loro “Cosa vuoi fare da grande?”.

A noi relatori è stato chiesto di rispondere a una domanda, se possibile, ancora più complessa: “Quello che stai facendo oggi è quello che speravi di fare da piccola?”.

Ecco, per prepararmi a rispondere a questa domanda ho riflettuto molto. Ho pensato al mio percorso professionale e a cosa avrei potuto “suggerire” ai miei giovani ascoltatori che potesse stimolarli e spingerli a guardare a una potenziale carriera non come una strada a senso unico, costeggiata da alti muri, ma come a un sentiero. A un percorso (a volte piuttosto tortuoso) dove imboccare una deviazione non sempre significa sbagliare strada.

Ciò che faccio adesso lo avevo mai sognato?

È piuttosto raro avere l’opportunità di parlare a una platea di ragazze e ragazzi così numerosa. Non potevo farmela scappare.

E ho potuto raccontargli due esperienze entusiasmanti: quelle di presidente di una squadra di pallacanestro e direttrice di un poliambulatorio.

Condividere con i giovani il proprio vissuto, mettendosi al loro livello e lasciando a casa filtri e veli, è la strategia migliore non solo per mostrare loro un possibile percorso formativo ma per lasciargli qualcosa della nostra esperienza.

I ragazzi sono aperti verso chi sentono che li sta trattando da esseri senzienti, non da scatole da riempire.

Per questo ho scelto di parlargli del mio percorso vario e variegato. Così avrebbero visto che è importante avere un obiettivo di carriera, ma che non significa dover seguire un binario obbligato.

La vita può metterci di fronte a tante difficoltà, costringendoci a deviare dal nostro percorso. Ma il cambiamento può rivelarsi la svolta fortunata che non ci si aspetta.

Una strada, tante strade

Beh, sì… in parte ho seguito la strada che volevo, con grandissima soddisfazione.

Il mio percorso di elezione è stato nelle professioni tecniche, in particolare nella specializzazione in Radiologia. Perché scegliere questo percorso?

Mio padre era un piccolo imprenditore e nella sua azienda ci sarebbe stato bisogno di qualcuno che si occupasse di amministrazione. Al che il mio percorso sembrava segnato: ragioneria. Ma già qui la prima deviazione: i numeri in quel periodo non facevano per me, così ho rivolto il mio sguardo alla scienza e alla tecnica. Forse per un legame intrinseco con ciò che è capitato alla mia famiglia, forse per questa personale spinta a voler guardare a fondo (letteralmente) dell’essere umano, la radiologia diventa la mia professione e il fulcro di un’impresa innovativa e di alto livello.

Dopo aver lavorato per tre anni in ospedale, decisi di lasciare quell’ambiente e mettermi in proprio, avviando un importantissimo progetto con il Gruppo Privato. Quel progetto ha rivoluzionato il mondo della radiologia, ma dopo aver collaborato alla crescita degli altri era giunto il momento di creare una cosa mia. Con molto impegno e caparbietà ho fondato un centro sanitario di diagnostica all’avanguardia, che guarda all’evoluzione tecnologica per fornire ai pazienti gli strumenti migliori per la diagnosi e la messa a punto di terapie.

Il percorso che ho scelto non è stato facile, ma mi ha portato ad essere amministratrice di due società attive in ambito medico.

Era il mio sogno? Beh, devo dire che la realtà ha superato la fantasia. Gli ingredienti che non sono mai mancati sono stati la mia passione, la tenacia e una certa dose di spirito imprenditoriale; perché io non volevo essere un medico, ma un’imprenditrice tecnica: una professionista in grado di vedere il lato più profondo delle cose e nel contempo creare valore per la comunità con un servizio di altissimo livello.

Queste aziende sono forse il mio lascito più importante perché oltre ad essere il frutto del mio impegno, sono un servizio di eccellenza per la mia comunità.

La svolta inaspettata e il potere della prospettiva

Avevo mai sognato di diventare la presidente di una squadra di basket? Ecco, questo no…

È stata una di quelle svolte entusiasmanti che mai si sarebbero pronosticate nella vita. Perché è stata una scommessa, un azzardo, un volersi mettere alla prova in un campo che non avevo mai preso in considerazione.

Mettiamoci un mix di destino (se vogliamo chiamarlo così), opportunità e intuito, e otteniamo una svolta sportiva che ha aggiunto soddisfazioni a una vita professionale che già ne aveva elargite molte.

Il mio carattere di imprenditrice ha trovato il modo di esprimersi anche in questo ambito, del quale conoscevo poco: questa sfida nel mondo della pallacanestro ha però aggiunto valore al mio modo di lavorare e, di conseguenza, di pensare agli impegni e alla programmazione.

Questo nuovo ruolo mi ha permesso di scoprire risorse che non credevo di avere e ogni giorno mi regala un tassello in più come professionista e come persona: il contatto con la squadra, con i tifosi, con la città che rappresentiamo ha incrementato il valore intrinseco di una esperienza che non avevo assolutamente messo in programma.

È questo il succo del mio messaggio: ciò che sembra un azzardo, una pazzia o qualcosa che non ci appartiene può rivelarsi una fonte unica di esperienza e di soddisfazione.

Il che non significa buttarsi senza ragionare o solo per il gusto di fare qualcosa di diverso, ma essere abbastanza maturi per capire quando una deviazione dal nostro percorso può rappresentare una crescita professionale e, ancora più importante, personale.

Significa abbracciare il cambiamento, dandosi la possibilità di seguire un vento nuovo anche restando al timone dei nostri sogni.

Dare voce ai giovani è dare voce alla crescita

Dobbiamo amare il nostro lavoro? Sembra scontato dirlo, ma è ipocrita nascondere che anche facendo ciò che si ama si può essere stanchi, demotivati, a volte tristi.

Il lavoro occupa gran parte della nostra vita adulta ma quando ce lo immaginiamo da bambini quasi mai prendiamo in considerazione la fatica, le delusioni e anche i fallimenti.

È il percorso di tutti noi, ma scegliere di seguire la propria strada con passione fa sì che si possano sopportare anche i lati negativi.

Io ho fatto ciò che desideravo da ragazza, mi sono impegnata in un percorso che ho scelto per passione e poi mi sono ritrovata anche presidente di una squadra di basket.

Ho raggiunto il mio obiettivo, ma ho consentito alla me adulta di provare anche altre strade.

Perciò concludo con questa piccola riflessione.

A tutti quelli che si trovano nella situazione di doversi chiedere cosa fare da grandi o se quello che stanno facendo è ciò che avevano sognato posso dire che c’è sempre l’occasione per poter deviare un po’ dalla propria strada e che, molto spesso, quel nuovo sentiero è ciò che ci voleva.

Perché una carriera è un percorso, non una destinazione.

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